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Consulente provinciale per
l’impiantistica sportiva del Comitato Provinciale CONI di Pavia
Il Tecnico Consulente per
l’impiantistica sportiva, come le altre ben più autorevoli rappresentanze del
CONI, ha il privilegio di essere, a suo modo, un ambasciatore dello spirito
sportivo che i Comitati Provinciali CONI esportano nel territorio, ha il
privilegio di conoscere tutte le realtà locali, i personaggi, gli impianti, ne
vede i limiti, ne comprende le condizioni, ne apprezza i sacrifici.
Sa quali siano le difficoltà,
conosce i percorsi per superarle o per evitarle, è un portatore d’acqua per
ogni più piccola realtà sportiva, e spesso ha la soddisfazione di essere tra i
pochi che si accorgono di quanto di grande sia stato realizzato con nulla di
disponibilità, anche laddove nessuno guarda.
Condensare in poche parole lo
spirito dell’impiantistica sportiva può essere fatto coniugando un passo del
decalogo del fairplay dello sportivo: “il diritto di praticare uno sport
in sicurezza” con il fondamento della cultura ingegneristica tratto dal padre di
tutti i progettisti: Vitruvio, che condensava in tre elementi tutta la
filosofia progettuale che un buon progettista deve possedere: “firmitas” – “utilitas” – “venustas”, la solidità, la funzionalità e
l’estetica; elementi attualissimi, ma al giorno d’oggi insufficienti per le
esigenze oggettive, e da completare con altri due insostituibili che, con poco
rispetto al Maestro, riassumerei in:
“pecunia” & “securitas”
I PROBLEMI GESTIONALI DEGLI
IMPIANTI SPORTIVI
Una società sportiva, alla voce “spese”, si ritrova un importante “uscita”:
gestione dell’impianto.
E’ una voce capace di mettere in
ginocchio molte realtà locali, grandi o piccole e di fronte alla quale troppi
si sono arresi senza sapere che è possibile trovare soluzioni.
A volte le Società hanno in
gestione (locazione o concessione) gli impianti; altre volte ne sono
proprietarie. In ogni caso affrontano esborsi non indifferenti.
Il Dirigente sportivo è in una
posizione particolarmente utile alla Società, allorché, tastando col polso la
“potenzialità” sportiva del gruppo di atleti disponibili e comparandolo con la
“potenzialità ricettiva” della struttura si accorge che, per la spesa
affrontata, l’Impianto Sportivo non rende perché è sotto utilizzato.
Una palestra, un campo di calcio,
una piscina (anche se gli impianti natatori meritano un discorso a parte per
l’enorme onerosità dei trattamenti acqua e aria), sono strutture che mediamente
richiedono molte decine di migliaia di Euro annui per la gestione.
Allora occorre sviluppare un poco
di iniziativa e unirla al buon senso, chiedendosi: quali voci di spesa incidono
maggiormente? Troverete “energia elettrica” e “riscaldamento”. Non tutti sanno
che “allenarsi al buio” o “fare la doccia fredda” non sono la soluzione.
Troppo spesso le strutture sono
costruite “al risparmio” in tutti i sensi; pur di ottenere la struttura si
rinuncia alla qualità di un buon impianto termico, alla qualità di una buona
componentistica, col risultato di una scarsa efficienza e di alti costi gestionali.
Analogamente si rinuncia ad un
buon impianto elettrico studiato e pensato per un impianto sportivo.
Quante volte m’è capitato di
vedere impianti progettati “dall’amico” perché costa meno, eseguiti “in
economia” dal genitore o dall’amico perché costa meno, da finiture, serramenti
e strutture non pensati.
Nessuno pensa che a volte che un
bravo progettista competente di impianti sportivi ha un onorario inferiore
all’amico e consiglia, grazie alla sua competenza, su come meglio spendere le
poche risorse disponibili. Non è raro accorgersi che l’onorario di buoni
professionisti è inversamente proporzionale alla loro competenza.
Il risultato sono impianti sotto
utilizzati perché costosi. Un impianto termico ed uno elettrico possono far
variare la spesa di gestione da
Adeguare una struttura esistente
a moderni concetti gestionali, od affrontare spese per il potenziamento di una
struttura ha costi ingenti, che le Società sportive possono affrontare
serenamente con l’aiuto delle Istituzioni e degli Enti sportivi mutuanti.
Ogni anno le Regioni bandiscono
concorsi per l’assegnazione di contributi (a fondo perduto); occorre essere
vigili e pronti a presentare domande, perché nessuno tranne il C.P.CONI, quando
riesce, divulga la notizia.
Per le quote non finanziate
esiste la possibilità di accedere a mutui assai agevolati (interessi inferiori
al 4% ed anche meno per mutui anche quindicennali).
Un mutuo di 500.000 € corrisponde
ad una rata semestrale, presso l’Istituto per il Credito Sportivo, di circa
21.000 €.
Certo, facile dirlo direte voi,
ma un rateo semestrale di 21.000 € non è affrontabile dalla maggior parte delle
Società Sportive. E’ proprio in questo frangente che deve intervenire
l’iniziativa del Dirigente sportivo presso la sua Società, proponendo
l’utilizzo dell’impianto nelle “ore morte” per attività “a reddito”.
Un esempio? Un campo di calcetto
in erba sintetica usato 200 giorni l’anno, per 2 ore al giorno al costo orario
di 60 € “rende” 24.000 l’anno ( e
sappiamo che se è al coperto, l’utilizzo, e quindi la redditività, è almeno
doppia). Un altro? In una comunità (intesa come bacino d’utenza) di 5.000
persone una palestra di basket può essere affittata per attività indoor
(ginnastica di mantenimento o riabilitativa, arti marziali, pesistica, ecc.)
per almeno 500 ore l’anno a 60 € l’ora, rendendo 30.000 €.
Non cito neppure le attività
extrasportive che si possono sviluppare in impianti, lascio alla vostra
fantasia.
Come vedete nell’ampia somma di
500.000 € esiste spazio per ammodernare l’impiantistica obsoleta diminuendo i
consumi e gli esborsi e per investire in migliorie che consentano la
polifunzionalità dell’impianto e l’autofinanziamento dell’operazione.
LA SICUREZZA DEGLI IMPIANTI
SPORTIVI
Il Dirigente sportivo è la
persona che, tra tutti gli altri argomenti, sa anche che l’impianto sportivo
non è uno strumento passivo all’attività sportiva, non è un attrezzo da riporre
a sforzo finito, ma l’involucro vivo ed attivo in cui si svolge lo sport, nel
bene e nel male.
La mia generazione è cresciuta in
impianti sportivi dove l’acqua era un lusso, l’acqua calda solo per gli ospiti,
ci allenavamo, giocavamo e a mai nessuno si lamentava; negli spogliatoi la
sicurezza elettrica era risolta a monte: non c’era elettricità.
Oggi le condizioni si sono
evolute, non per snobismo dei giovani atleti, ma per l’oggettiva consapevolezza
della dignità altrui prima ancora delle normative ci porta a riconoscere che
l’impianto, questa pesante pelle che lo sportivo indossa, deve meritarsi
l’atleta che lo utilizza, deve meritarsi il ragazzino che gioca allo sport,
come il ragazzino dovrà meritarsi con la sua serietà tante attenzioni nei suoi
riguardi.
Lo sport è salute e l’impianto
sportivo non può contraddire certo questo principio.
Esistono leggi precise e
specifiche che consentono di progettare e realizzare impianti sportivi di ogni
livello in piena igienicità, salubrità e sicurezza.
Le cronache ogni tanto riportano
l’incidente nell’impianto sportivo, non solo quelli più eclatanti che avvengono
tra il pubblico, ma anche quelli più modesti, nei campetti cosiddetti
“oratoriali”, dove per pigrizia o sprovvedutezza magari non si fissa una porta
da calcetto a terra e crolla sulla testa di un ragazzino; è facile vedere lungo
i lati dei campi di calcio le porte di allenamento accatastate, ma sono
pericolose perché ingombrano le corsie di fine corsa, capita che negli
spogliatoi restino a lungo prese elettriche sconnesse dal muro minacciando
elettrocuzioni.
Sono frequentissimi gli
interventi riparatori o di nuove modifiche di muratori, strutturisti, idraulici
ed elettricisti improvvisati, che al motto di “non ci sono soldi ci pensiamo
noi” causano tanti e tali danni da oltrepassare di molte volte la spesa che
sarebbe stata necessaria a risolvere il problema con un professionista
qualificato.
Sono frequentissimi i casi in cui
le Società Sportive che si avvalgono di tecnici bravissimi in tante attività,
ma che si improvvisano nel mondo sportivo, portano a risultati dannosi, opere
da rifare, impianti insufficienti, per lavori che altrimenti avrebbero fatto
risparmiare.
Un Impianto Sportivo è una
struttura da prendere molto seriamente, anche se si tratta del “solito”
campetto con due spogliatoi e due gabinetti.
Un incidente significa prima di
tutto un danno, spesso grave, ad un ragazzo atleta, ad un ospite del pubblico o
ad un addetto; significa anche una responsabilità, civile ed a volte penale;
significa non avere compreso che la Società, con la sua correttezza
comportamentale nell’offrire una struttura agli atleti, al pubblico, agli
ospiti ed ai collaboratori, esporta un immagine che in nessun altro modo
potrebbe divulgare meglio.
Vi chiederete a questo punto cosa
centra un dirigente sportivo, mi ribatterete che questi sono problemi della
Società, spesso, nelle realtà minori, senza risorse e con impianti al limite
del collasso.
E rispondo che in impianti
fatiscenti e col pericolo di compromettere l’integrità di un atleta occorre
avere il coraggio di non svolgere attività, di riconoscere che se è vero che
vietiamo ai figli di giocare in mezzo ad una strada trafficata perché
pericolosa, dobbiamo avere la responsabilità di fare altrettanto in un impianto
non meno pericoloso.
I dirigenti, anche se giovani, sono un utile perno per divulgare questi concetti all’interno delle Società sportive e sono i futuri soggetti che domani prenderanno le decisioni.
